Ci chiamiamo Elisa e Luigi e siamo genitori di un bimbo mai nato: nell’estate 2011, infatti, aspettavamo il nostro bambino che però, purtroppo, alla 9° settimana di gestazione ha smesso di crescere ed è morto.

L’arrivo di Francesco – così abbiamo deciso di chiamarlo, anche se era troppo “piccolo” per conoscerne già il sesso – è stata una gioia immensa e, quando abbiamo saputo della sua morte, ci è crollato il mondo addosso.
Nei giorni che hanno preceduto  il “raschiamento” (revisione della cavità uterina), reso necessario dall’aborto spontaneo, abbiamo pensato che non volevamo che finisse tra i rifiuti ospedalieri: anche se grande solo pochi millimetri, per noi quello era nostro figlio, e volevamo seppellirlo per dargli un degno saluto e avere un posto dove andare a trovarlo.

Non avevamo mai sentito parlare di sepoltura degli embrioni ma, cercando su internet, siamo venuti a conoscenza del D.p.r. 285/’90 che consente, ai genitori che ne fanno richiesta, la sepoltura degli embrioni e dei feti morti entro le 20 settimane dal concepimento (oltre le 28 settimane di età gestazionale è obbligatorio seppellire il bambino mentre, se la morte avviene tra la 20° e la 28° settimana, qualora i genitori non richiedano la sepoltura del feto, questa può comunque essere fatta, a discrezione dell’ospedale).

Attivare la procedura per ottenere la sepoltura di Francesco non è stato facile, a causa delle poche informazioni sul tema e della scarsa conoscenza della legge da parte di molti medici.
Di grande aiuto ci sono stati il sito CiaoLapo, il Servizio Maternità Difficile della Comunità Papa Giovanni XXIII e la direzione sanitaria dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna (ospedale presso cui ho fatto il “raschiamento”) grazie alla quale, dopo varie peripezie, siamo riusciti a seppellire il nostro bimbo.

La sepoltura di Francesco è stato un gesto per affermare la sua dignità di persona, ma anche un grande aiuto nell’elaborazione del lutto: per noi, lui è il nostro angioletto e avere un luogo fisico, oltre che simbolico, dove portargli un saluto ci ha aiutati a recuperare, poco alla volta, il sorriso.

Il cammino che, dal momento della morte ha portato alla sepoltura di Francesco, è stato complesso, ha comportato l’elaborazione interiore di temi e la gestione pratica di aspetti presentati nel sito alle pagine dedicate ai genitori dei bimbi mai nati e alla sepoltura degli embrioni e dei feti.

Durante il nostro percorso abbiamo incontrato alcune persone che ci hanno trattato con distacco, considerando il nostro bimbo come un semplice ammasso di cellule e svuotando la gravidanza di ogni aspetto emotivo e affettivo, ma abbiamo anche conosciuto tante persone straordinarie (personale sanitario, cimiteriale, ecc.) che, con grande umanità e delicatezza, ci hanno informati, orientati, accolti e rispettati nel diritto di scegliere come gestire la perdita del bimbo che aspettavamo.

Dopo questa esperienza riteniamo fondamentale che ogni genitore, nel momento in cui perde un bambino sotto le 20 settimane di età gestazionale, venga tempestivamente informato sulla possibilità di seppellirlo e sulle implicazioni emotive che il lutto in gravidanza comporta, affinchè ciascuno sia libero di gestire e vivere la perdita del proprio bambino nel modo che più corrisponde alla mentalità e alla sensibilità personali.

Con questo sito speriamo di offrire un valido supporto informativo ed emotivo ai genitori che vivono, per fatalità o anche per scelta, la perdita del loro bimbo durante i primi mesi di gestazione.

 

Elisa e Luigi

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